La ricarica pranica

respirazione yogaFai il pieno di energia!

Lo scopo di questa tecnica, e di tutto il pranayama in generale, è quello di accrescere l’assorbimento del prana (energia vitale), di accumularlo e infine di ripartirlo nel corpo.

Questa tecnica consiste essenzialmente di tre fasi:

Puraka        (Inspirazione)

Khumbaka (Fase di accumulo)

Rechaka     (Espirazione)

 Analizziamone le caratteristiche.

Puraka (Inspirazione)

Durante l’inspirazione, che deve necessariamente essere lenta, uniforme e completa, è necessario concentrare tutta la propria attenzione sull’aria che penetra attraverso le narici. Per facilitare il compito potrebbe essere utile mantenere gli occhi socchiusi e fissare la punta del naso: questo è solo un piccolo espediente per evitare che la mente divaghi rendendo vano l’esercizio. Durante l’inspirazione occorre immaginare di assorbire il prana con le narici; per facilitare la concentrazione immaginate il prana come una luce blu brillante (o bianco oro) che penetra nelle narici. L’immaginazione gioca un ruolo fondamentale nell’assorbimento del prana: in realtà il nostro corpo assorbe l’energia pranica contenuta nell’aria fin dalla nostra nascita senza che noi ne siamo assolutamente consapevoli; visualizzare il prana però aiuta a fissarne meglio l’energia.

Khumbaka (Fase di accumulo)

Durante la seconda fase dell’esercizio occorre bloccare il respiro, dolcemente, racchiudendo tutta l’aria inspirata nei polmoni. Durante questa fase concentratevi sullo stomaco, che se volete potete guardare per fissare meglio la vostra concentrazione, e inviatevi luce ed energia. La durata della ritenzione dipende esclusivamente da voi; non sforzatevi oltre misura: quando la ritenzione comincia a diventare scomoda passate alla fase di espirazione. Durante la fase di ritenzione, percepirete delle contrazioni dei muscoli addominali.

Rechaka (Espirazione)

Durante l’espirazione si dirige il flusso di prana nell’organismo oppure su di un’area in particolare. L’espirazione deve necessariamente essere prolungata, lenta e completa. Se non riuscite ad espirare lentamente è segno che avete trattenuto oltre il vostro limite il respiro durante la fase precedente: occorre quindi far durare di meno la fase di Khumbaka, in modo da poter espirare lentamente. Quando iniziate ad espirare, sempre dal naso, immaginate una corrente di energia che si diffonde dalla regione tra l’ombelico e lo sterno a tutto il corpo. Se avete un problema ad un particolare organo o muscolo, potete dirigervi il flusso di prana immaginandolo come una luce brillante e che diffonde calore.  Supponiamo che avete un mal di schiena: durante questa fase dirigete l’energia accumulata verso l’area dolorante: dopo qualche minuto si percepirà chiaramente una sensazione di calore nell’area trattata.

Durata dell’esercizio

E’ necessario ripetere l’esercizio parecchie volte per 5 o 10 minuti. Se durante l’esercizio vi sentite particolarmente affaticati, riposatevi respirando normalmente e riprendete nuovamente quando la stanchezza sarà passata.

Posizione

Potete praticare l’esercizio sia a gambe incrociate, avendo cura di mantenere la schiena sempre ben dritta, sia stesi, nella posizione del cadavere.

Liberamente tratto e adattato da: “Pranayama: la dinamica del respiro” di Andrè Van Lysebeth

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